Il ministro Giuli a Siena: la supercazzola sul paesaggio.

Nella giornata di ieri, in occasione del secondo incontro preparatorio in vista delle celebrazioni per l’anniversario dei 25 anni della Convenzione europea sul Paesaggio, si è tenuta a Siena una giornata di studi intitolata Cambiamento climatico e tutela del paesaggio tra cultura, natura e identità.

Dalla fitta serie di interventi mattutini – da parte di rappresentanti del comune di Siena, dell’UNESCO, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e non solo – emergono due costanti, una retorica e una sostanziale. Quella retorica riguarda una frase che quasi nessuno dei relatori ha mancato di pronunciare: «l’adattamento al cambiamento climatico» adattamento, certo, non contrasto, «e la tutela del paesaggio sono sfide essenziali, motori di resilienza e di associazionismo locale». La costante sostanziale invece, ben più ancorata alla realtà, sbugiarda questa visione in parte auspicabile, almeno per quanto riguarda l’associazionismo locale, e in parte molto confusa (cosa significa esattamente motore di resilienza?), in quanto conferma una tendenza che vediamo sempre più forte, ovvero che i fondi statali necessari ai progetti di tutela del paesaggio e “adattamento” al cambiamento climatico sono destinati esclusivamente a quei luoghi in cui c’è forte interesse turistico. Non a caso gli esempi portati dai relatori riguardavano Venezia e le Cinque Terre. Emblematico in questo senso l’intervento di Gabriele Nannetti, Soprintendente Abap per le provincie di Siena, Arezzo e Grosseto del MiC, dove sostiene che non si deve sottovalutare il cambiamento climatico perché può intaccare il flusso turistico: estati più brevi significano meno giorni di mare, dunque l’esigenza di più strutture ricettive dotate di piscina.

In realtà la vera costante della giornata è stato il chiacchiericcio di fondo, testimonianza di un disinteresse generale, oltre che a una mancanza di rispetto, culminato con l’arrivo di Giuli e una corsa collettiva ad accoglierlo che ha lasciato il relatore di turno a parlare con poco più che le telecamere. Sospetto che la vera ragione per cui membri della giunta comunale, di Si.Ge.Ri.Co, tenutari di hotel, agriturismi, vigneti e vari rappresentanti dell’aristocrazia cittadina si trovavano lì, non fosse il genuino interesse per clima e paesaggio, piuttosto il pranzo, ottima occasione per fare nuove conoscenze, e la presenza del ministro: in molti aggiungeranno al curriculum la soft-skill di essersi complimentati e aver stretto la mano a un esponente di governo.

Alle 12:00, dopo la pausa caffè, parla Giuli. Come al solito non è facile trovare il filo condutture in quella matassa di paroloni in libertà che il ministro ama srotolare nelle sue apparizioni pubbliche. Ad ogni modo, tra vari sfondoni – per esempio consigliamo al ministro di ricontrollare la definizione di umwelt – emerge che il MiC spinge per un «paesaggio di qualità» che sia dinamico, innovativo e che racchiuda in sé «ambiente, storia e identità». Chiedo a voi lettori cosa questo voglia significare.

Si arriva poi alla parte più divertente, cosa può fare il Ministero della Cultura? Il ministero deve e può educare al paesaggio, dice ancora Giuli, deve educare al rapporto tra uomo e bellezza. Deve creare progetti che sostengano la tutela del paesaggio attraverso l’arte (?) e creare un coordinamento che sia in grado di scavalcare la burocrazia immobilizzante. Dice tutto ciò col tono di chi sta all’opposizione – tipico del governo Meloni – ma caro ministro, se crede, agisca.

Alla fine di un confusionario quarto d’ora il discorso del ministro termina tra gli applausi, mi fa male la testa, l’unica cosa che riesco a pensare è: «Quindi? Qual è il punto? Perché diavolo lo hanno invitato?». Presto detto, durante la conferenza stampa il ministro avrebbe dato rassicurazioni sull’ingresso del ministero come socio della fondazione Santa Maria della Scala (host dell’evento), progetto iniziato dal suo predecessore, che prevede un contributo ministeriale di 1,1 milioni di euro.

Non è un male, in linea di principio, che il governo investa su arte e cultura, speriamo soltanto che l’apporto di Giuli sia meno disastroso di quello che ha portato al MAXXI.

Autore: b.

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