Niente di nuovo sul fronte orientale

Il romanzo di Remarque si sofferma molto sullo scarto tra la situazione del fronte e quella dietro le linee. Poco lontano dalle trincee, dal vicolo dei topi, dove i morti perdono le ossa, la vita continua tranquilla. L’abitudine, le illusioni della propaganda e dell’informazione, se esiste distinzione tra le due, prevalgono sull’umanità e sull’orrore.

Allora il fronte era a occidente, ma quella terribile contraddizione la ritroviamo identica, oggi, sul fronte orientale. Lo testimonia il servizio del Guardian a Tel Aviv, dove a 70 chilometri da Gaza gli israeliani affollano le spiagge, le discoteche, i bazar e tutto scorre normalmente.

Quando Matthew Cassel, il reporter, chiede a dei passanti come possano digerire tutto ciò, come possa essere quella la loro reazione davanti a tanta morte, una ragazza risponde: «L’80% delle foto e dei video che vedi sono falsi», un altro aggiunge «Nessun palestinese è innocente, anche i bambini sono futuri terroristi».

Quando mi ritrovo su Instagram a guardare storie e vedo un repost di un video straziante e poi subito dopo un aperitivo in compagnia non posso non pensare che ci siamo cascati anche noi. Come possono quelle due cose stare insieme? Come posso stare qua a scrivere invece di uscire e urlare?

Eppure, eccomi qua, ed eccovi qua, io e voi, provando a fare il nostro piccolo, consapevoli che sia troppo poco.

E quando domattina leggeremo di altri 90 morti a Gaza, altri 90 Paul, penseremo: niente di nuovo sul fronte orientale. E ancora una volta diremo tra i denti: «Basta».

Autore: b.

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