Questo non è un problema della me di adesso

Erano le ore 13 : 55 del 5 Settembre 2023. L’atterraggio è stato perfetto. Nessun rumore sospetto, se non quello usuale dell’ applauso degli altri passeggeri non appena le ruote posteriori hanno sfiorato l’asfalto.

Seduta al posto 18B – generato casualmente perché il posto scelto ha un costo elevato che a mio parere è inutile pagare – mi sono trovata tra centinaia di persone. Persone a me sconosciute, fino al momento prima accomunate solo dal fatto di essere state tutte in balia di questa astronave fluttuante che ora chiamiamo aereo. Sospesi nell’aria come nuvole, tutti stavamo aspettando questo momento per scappare, rincorrere o semplicemente ritrovarsi con qualcuno o qualcosa.  

Un po’ spaesata, ma soprattutto emozionata, cerco di contenermi, aspetto immobile e osservo le persone fare quasi a botte per scendere l’una prima dell’altra.   

Passato questo momento di Wrestling, ormai così comune data la fretta che abbiamo nel fare le cose, ho potuto finalmente poggiare i piedi sul terreno portoghese.

Ancora incredula e poco razionale, ho iniziato a seguire la massa di persone verso il ritiro bagagli e tra un “Boa Tarde”e un “Bem-vindo” cercavo di capire dove mi trovassi.

Una volta recuperata la valigia – fortunatamente non andata persa , come invece era successo alla coppia affianco a me – mi siedo per prendere fiato e riposare le braccia – dato lo sforzo fisico fatto nel trascinare le valigie, che, aimè, non facevo da un pò – sulle scalinate di fronte all’uscita dell’Aeroporto de Lisboa.

Con un sorriso a 32 denti e gli occhi lucidi, capii che quello era il momento di andare a casa nuova. 

Ma, aspetta , quale avrebbe dovuto essere casa nuova ?

Immediatamente realizzai che non avevo un posto dove andare – o perlomeno non avevo più ricevuto nessun tipo di notizia dall’agenzia – e di colpo mi sopraggiunse un po’ di panico.

Reduce da un anno di continui attacchi di panico e pianti che sembravano perdurare all’infinito, quel terrore si manifestò come un fulmine a ciel sereno: inaspettato ma cruento. Fortunatamente dall’anno passato qualcosa avevo imparato – sia nel bene che nel male – e sbagliando, da autodidatta avevo (o credevo di aver) scoperto qualche metodo di gestione dell’ansia e di questi momenti.

Inspirando ed espirando alla fine mi tranquillizzai , ma quasi compulsivamente continuai a chiamare l’agenzia al telefono, aspettando una sorta di segnale divino. 

Il segnale, dopo circa 10 chiamate a vuoto e 2 ore di attesa arrivò, quasi come quel fulmine, ma invertito di segno: la casa c’era e l’indirizzo pure. Era quindi il momento di scoprire se effettivamente quel luogo ameno esistesse nel concreto, o se fosse tutto uno scherzo, perché pensandoci non avevo alcuna sicurezza scritta -se non quella dei miei pagamenti, oramai irreversibili, e, possiamo dire, l’onore della loro parola.

L’unico modo per averne conferma fu quello di andare nel luogo indicato, inserire il pin nel locker all’ingresso del portone, salire le scale e trovarsi di fronte uno di quei portoni in legno, uno di quelli vecchiotti, ma duraturi. Naturalmente il check in era da svolgersi in solitaria , non avrei avuto il piacere di essere accolta dal proprietario – cosa che in quel momento non mi tranquillizzava affatto. 

Iniziai a pensare a come stupidamente fossi fuggita da tutte le mie seccature, convinta di non doverci più avere nulla a che fare , per poi incontrarne di nuove e immediate. 

Ma come, i problemi non rimangono incatenati nel luogo da cui scappi?

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