Una pastarella indigesta

Rispetto alle copiose manifestazioni di dissenso nelle piazze dello scorso 22 settembre e alle pressioni per il riconoscimento dello Stato di Palestina, il Governo con tutti i suoi apparati di propaganda e, più specificamente, i diretti interessati Tajani e Meloni hanno utilizzato la presenza di Hamas come il paravento dietro cui nascondere la propria implicazione nei massacri perpetrati da Israele e il loro totale asservimento coloniale al (dis)ordine imperialistico a stelle e strisce, fino al mandato Biden celatosi dietro la maschera dell’atlantismo ormai caduta.


In questione non è qui il dibattito storico-politico e strategico-militare sulla natura e le prospettive del fanatismo terroristico di Hamas, dibattito tanto necessario quanto impreparate sono le società occidentali ad affrontarlo, ma come i responsabili del posizionamento e della proiezione internazionale a medio-lungo termine del Paese stiano strumentalizzando un tema problematico per rimuovere e neutralizzare la questione del riconoscimento dello Stato di Palestina, alla quale non sono in grado di fornire una risposta all’altezza dell’impellenza e della gravità storica.


Ammettiamo ipoteticamente, dunque, senza concederlo, che l’argomento sia valido, senza impelagarci nella discussione su Hamas, sebbene anche soltanto a questo stadio emergano fallacie evidenti relative al coinvolgimento italiano nella fornitura d’armi ad Israele e più in generale alla tutela degli interessi del nostro Paese nella regione – ma non è su questo che vogliamo insistere.


E allora, anche se si accettasse quanto sostenuto dal Governo, l’assenza di un interlocutore legittimo a governare e amministrare il territorio potrebbe però valere appena per la situazione di Gaza: la giustificazione, cioè, si terrebbe in piedi solo al prezzo di indifferenza e abbandono categorici nei confronti delle popolazioni della Cisgiordania e dell’ANP-Fatah. Parliamo di milioni di persone esposte quotidianamente a pratiche di colonialismo, furto di acqua e risorse, violenze e soprusi. Ricordiamo che, a differenza di quanto sostenuto da media italiani di vario segno politico, il riconoscimento dello Stato di Palestina non è soltanto un “gesto simbolico” o un “segnale”: lo sarebbe forse dal punto di vista istituzionale e nell’ottica della risoluzione definitiva della controversia, ma avrebbe, tuttavia, conseguenze concrete e dirette sotto il profilo giursdizionale circa la protezione da assicurare ai civili, inermi e innocenti, veri martiri immolati sull’altare della giustizia invocata da entrambi i lati dello spettro fondamentalista.


E si tratterebbe di implicazioni ben più significative ed esigenti, di un riconoscimento di dignità e diritti foriero di ben più numerosi effetti rispetto alla concessione caritatevole di ospitalità in Occidente rivolta a qualche manciata di bambini, di ricercatori universitari e di malati, di cui i Governi occidentali si serviranno per “metterli sul piatto” e tentare così di stemperare e addolcire il carattere criminale della propria complicità.


Ognuno dovrà assumersi le responsabilità politiche e storiche delle proprie scelte, delle omissioni, delle ipocrisie e delle tecniche adottate per sviare il dibattito dalle questioni reali, nonché dei tentativi di lavare con un colpo di spugna la coscienza propria e altrui. Qui resteremo fedeli all’impegno della vigilanza e della critica. Se perderemo questa battaglia, non sarà per ingenuità o leggerezza. ¡No pasarán!

Autore: 60.

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